04 ottobre 2007

Dal delta del Po al delta del Niger


Bella l'iniziativa dell'assessorato alle pari opportunità, pace e immigrazione del comune di Rovigo che ha affrontato oggi al Museo dei Grandi Fiumi il problema dello sfruttamento indiscriminato del territorio allo scopo del solo profitto partendo dalla Nigeria, divenuta negli ultimi anni il simbolo della predazione ambientale e dell'impoverimento delle risorse, con grave danno alla popolazione residente.
L'assessore provinciale Virgili ha portato i suoi saluti, mentre il presidente Saccardin di cui era previsto almeno il saluto non è intervenuto.
Numerosi le testimonianze del paradossale grave stato di povertà in cui si trovano le popolazioni del Delta del Niger. Nel pomeriggio Justina Wiito, infermiera e volontaria per l'educazione sanitaria nelle scuole del delta ha raccontato per immagini la vita delle famiglie costrette dall'indigenza ad un duro lavoro per ottenere il necessario alla sopravvivenza impiegando i figli piccoli.
Dopo di lei il giornalista del Manifesto Stefano Liberti ha rapidamente raccontato la sua breve esperienza di inviato nel periodo in cui furono rapiti i tre tecnici italiani dell'Agip. il Delta del Niger vive forti contraddizioni,"il paesaggio lascia esterrefatti, torce di fuoco bruciano a 30- 40 metri di altezza a cielo aperto. Nel paese vengono estratti 2,5 milioni di barili al giorno di petrolio. L'Agip da sola ne estrae 150mila al giorno. Di tutto il petrolio estratto nulla ricade in Nigeria, perchè il profitto arricchisce soltanto le multinazionali. Solo le briciole vengono investite per progetti agricoli: in 10 anni sarebbero stati investiti 20 milioni di euro da Eni e Agip".
Il presidente dell'ordine degli agronomi Dina Merlo, dopo avere brevemente descritto le caratteristiche ed il pregio del territorio del Delta del Po, ricco di zone umide, e di corridoi ecologici, tra successioni di habitat ricchi per diversità biologiche, ma fragili ed in continua evoluzione ha puntato il suo discorso attorno alla direttrice dello sviluppo sostenibile che integri alle caratteristiche naturali le tradizioni e la cultura, ricordando l'importanza del Parco del Delta del Po e la ingombrante presenza della centrale dell'Enel.
Carlo Costantini è stato la voce del coordinamento dei comitati polesani per la difesa dell'ambiente. La relazione accompagnata dalla ricca sequenza delle immagini delle numerose manifestazioni che si sono avvicendate nell'ultimo anno, compresa l'azione di Greenpeace a Porto Tolle, ha voluto raccontare l'impegno e il coinvolgimento sempre maggiore della gente contro la creazione di un polo energetico nazionale nel Delta del Po e la necessità di un piano energetico regionale e nazionale che possa regolare gli impianti dove sono necessari. E ha accusato la stampa locale di dedicare troppo poca attenzione al movimento che ormai ha assunto dimensioni considerevoli.
Infine il Magistrato Manuela Fasolato ha parlato di un diritto riconosciuto alla tutela dell'ambiente e di come l'osservanza delle leggi e nuove leggi agiscano nel prevenire i danni all'ambiente. I danni si ripercuotono sulle risorse acqua, aria, suolo e possono provocare gravi implicazioni sulla salubrità ambientale, oltre a danneggiare bellezze naturali e paesaggistiche. Infine ha affrontato il tema della monetizzazione dei danni ambientali secondo il principio ormai assunto che "chi inquina paga". Ma in realtà la monetizzazione non è mai l'esatto equivalente di un danno alle risorse.

Qui un articolo dal settimanale Carta "la guerra strisciante sul delta del Niger"

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