14 settembre 2007

Allarme energetico che puzza di bruciato


Con un tempismo degno di miglior causa e un tantino sospetto, l'a.d. Fulvio Conti di Enel è uscito allo scoperto il giorno prima della Conferenza sui Cambiamenti climatici gridando che si rischia l'inverno al freddo e al gelo
Non credo ad una sola parola e sento invece ancora una volta puzza di bruciato di chi vorrebbe insistere anche attraverso l'allarmismo nel moltiplicare le centrali e i rigassificatori o, peggio di tutto, trasformare a carbone le più vecchie centrali, superando ogni ostacolo: il problema dei cambiamenti climatici con relative conseguenze anche sull'economia, il protocollo di Kyoto, il rispetto e la tutela delle popolazioni.
Niente di nuovo, se andiamo indietro nel tempo ci ricordiamo che nel 2005, con la crisi del gas russo in piena emergenza energia, fu varato un provvedimento dal governo con cui si rimettevano in moto anche fuori regola vecchie centrali ad olio combustibile. Qualcuno come oggi Casini ricominciò a tirare fuori il nucleare. Le nostre case dovettero abbassare di un grado la temperatura per risparmiare. E intanto le nostre grandi aziende producevano energia e poi continuavano a rivenderla all'estero come se niente fosse! Questa la grande preoccupazione.

E adesso? Voi credete che un amministratore delegato di un' azienda come Enel sia preoccupato degli italiani?
Alla recente Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici organizzata dal Ministero dell'Ambiente sono intervenuti diversi esponenti del governo, tra cui lo stesso Prodi In gran parte a sostegno di un forte impegno per una emergenza che chiede interventi drastici su tutti i fronti da subito.
Meno convinto il ministro dello Sviluppo economico Bersani che ha dimostrato di credere alle teorie di Enel, compresa quella specifica per il suo sviluppo sul carbone.
Ma il documento conclusivo della Conferenza ribadisce l'importanza dell'attuazione degli obiettivi di Kyoto al 2020 con la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 e pone in tredici punti le azioni concrete.
E' semplicemente ingiusto pensare che noi cittadini paghiamo le multe europee per le aziende che non hanno orecchie per intendere e vogliono bruciare anche il peggiore dei combustibili pur di moltiplicare i loro incassi, superando la quota delle emissioni di CO2 loro concessa.
E in ogni casi i danni che si stanno consumando sul nostro pianeta per i cambiamenti climatici sono inestimabili. Come si può rimanere impassibili e continuare a contare i soldi come Paperon de Paperoni nel suo deposito, di fronte ad una emergenza clima così determinante non solo per l'umanità?

Qui un articolo dal settimanale Carta sulla crisi del gas dell'inverno 2005-06
qui altre considerazioni sull'allarmismo dell'Enel

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Vaffa Bersani

Anonimo ha detto...

.. ma parliamo di fatti...

Maria Luisa Rizzato ha detto...

temo che lei non creda al cambiamento del clima e alla necessità di almeno rallentare i cambiamenti. Anche per l'uomo già oggi si moltiplicano gli eventi catastrofici che producono migliaia di profughi. Tenere la testa sotto la sabbia può non essere conveniente...

Anonimo ha detto...

Il carbone era in auge nell'ottocento o no?
Non è certo questo il futuro.
Quindi Bersani ...